La luna del sangue con Venus

1384762041-0-giornata-conto-violenza-sulle-donne-il-25-novembre-il-corteo-qualcosa-di-rosso

Prima di iniziare con le domande, ringrazio Venus per la sua gentilezza e la sua disponibilità; lo scorso mese ci siamo trovate molto bene durante la nostra chiacchierata, mi piace il suo punto di vista, deciso e non sempre convenzionale; probabilmente gli studi degli ultimi anni dedicati ad una tradizione particolare come quella Hawaiana, hanno fatto sì che uscisse dal solito coro. Da qui l’idea di continuare, anche per motivi di scioltezza nella lettura di riprendere con questa luna, per cui eccoci qui con la nostra amica.
Ciao Ilex, è davvero un piacere immenso essere di nuovo qui. Grazie a te per la tua ospitalità sul tuo blog attraverso questa seconda parte della nostra intervista.
Concordo con te! E’ stata davvero una piacevole esperienza e sono lusingata per i tuoi apprezzamenti sulla mia persona e il mio modo di esprimermi. Grazie mille, davvero anche per questa seconda opportunità! Eheh, la mia Sorella per questo mi ha detto che sono una specie di mosca bianca. Io mi reputo una semplice ragazza italiana, strega pagana che però è stata ‘’chiamata’’ dalle divinità del Pantheon Hawaiiano =) però, come dicevo nella prima parte dell’intervista, sento questo ‘’peso’’, in senso positivo del termine, riguardo questa mia particolarità. Lo sento, lo vedo, lo percepisco a trecentosessanta gradi in positivo e in negativo! Assolutamente!
Bene, sono pronta!

La luna del sangue è molto particolare, specialmente perché tratta di argomenti che si discostano totalmente da quelli delle altre lune. l temi della caccia e del sacrificio la fanno da padrone, in tempi in cui la caccia è vista come uno sport e non come una necessità e in cui le persone inseguono il proprio benessere spesso senza curarsi di chi sta loro vicino. Tu cosa ne pensi?
La Luna del Sangue è una delle lune alla quale mi sento maggiormente legata, probabilmente perché la mia nascita cade proprio in questo periodo.
Ricordo la prima volta che scoprii questa terminologia, all’inizio del mio Percorso. Quasi mi fece paura. Quando si parla di ‘’sangue’’ spesso il primo sentimento che si prova è proprio la Paura perché spesso il sangue viene associato alla Morte che a sua volta viene associata, spesso sbagliando, a qualcosa di terribile e negativo. Poi informandomi bene, perché la paura è una conseguenza dell’ignoranza e l’ignoranza si combatte con l’informazione e con lo studio…capii che in nessuna delle Lune si deve avere paura. A questo proposito vorrei aprire una parentesi sulle Lune Nuove/Nere, cercando di non uscire fuori tema, ma è un concetto che reputo molto importante e spesso sottovalutato. Quando ero wiccan, leggevo di molte streghe che durante la fase del novilunio si spaventavano e non le celebravano perché il Nero, dunque il colore o meglio, l’assenza di colore della Luna, veniva da loro associato al Male. Questo è davvero improponibile e mi dispiace dirlo, imbarazzante! Noi streghe celebriamo le Lune, per Lune non si dovrebbero intendere solo le Lune della Ruota dell’Anno dunque solo gli Esbat ma anche le fasi all’interno di un’intera lunazione e dunque anche la fase della Luna Nera che ha semplicemente delle energie, probabilmente, diverse e più profonde da quella Piena ma non per questo devono essere associate al Male!  Anzi, al contrario! Tornando al discorso di prima…l’ignoranza genera paura. Io ero spaventata da questa nomenclatura della Luna di Ottobre ma poi scoprii che aveva a che fare con il sangue del sacrificio degli animali che, nei tempi antichi, venivano cacciati per la sopravvivenza umana su questa Terra. Riguardo alla caccia moderna…non posso certo dire che io sia felice per la sua esistenza. E’ un argomento molto delicato. Noi ‘’comuni mortali-non cacciatori’’ che MAI spareremmo a un animale, soprattutto se lo consideriamo come un nostro fratello, ci cibiamo di animali (vegani e vegetariani a parte) che vengono giornalmente uccisi e letteralmente massacrati. Si dice addirittura che le tossine della carne generate dalla paura di questi animali uccisi, arriva nel nostro organismo facendoci ammalare. Non
sarà una morte proveniente da una battuta di caccia perché ormai la loro uccisione per arrivare nelle nostre tavole è tutta automaticizzata e meccanizzata, ma anche questo è un sacrificio e non parlo solo riguardo alla consumazione della carne ma anche del resto. Nell’Antichità non si sprecava niente. Ora invece per il commercio di pellicce gli animali vengono scuoiati solo ed esclusivamente per la loro pelle, il resto non importa quando invece nell’Antichità ogni parte animale aveva una propria energia e questa energia doveva essere adeguatamente rispettata e venerata ritualmente. Riguardo ai cacciatori che lo fanno per sport…per me è terribile. Assolutamente. E’ qualcosa di atroce tuttavia molti lo fanno da generazioni e la caccia per molti di loro è qualcosa di intoccabile seppur in termini moderni. Come si può eliminare il concetto del ‘’cacciare per sport è sbagliato e cattivo’’ dalla mente di queste persone quando è impostata così da chissà quanto tempo, trasferendo questa mentalità di padre in figlio quando loro la vedono come una cosa giusta e legittima? Come si possono fare ragionare queste persone? Come dicevo sopra, è un argomento MOLTO delicato in cui si arriva ad avere due estremi: chi odia i cacciatori e chi ne fa parte e dunque  li giustifica. Le sfumature non ci sono. Per me, se una persona con la quale sto parlando è un cacciatore che sta cacciando per sport, gli direi di fare quello che vuole poiché esiste il libero arbitrio ma che le vite che sta facendo perire solo perché uccidere lo fa divertire (assurdo ma vero!), erano pur sempre delle vite, delle vite sacre e questo non può in alcun modo essere cambiato probabilmente soprattutto a livello karmico, cosa di cui dovrà poi fare i conti nelle sue vite successive. Ecco forse è  proprio la sacralità della caccia che è andata persa quando si uccideva solo per necessità e la morte, il sacrificio e la caccia stessa avevano tutto un lato rituale e divino non indifferente. 

La luna di ottobre ci invita a riflettere anche sulle persone, amici, amori, parenti che non fanno più parte della nostra vita, perché abbiamo preso strade diverse oppure perché sono passate oltre il velo. Nella tradizione Hawaiana ci sono dei rituali o degli archetipi che si occupano di questo?
Assolutamente si.
Nella tradizione Hawaiiana uno dei concetti fondamentali è proprio il concetto di IWI ossia ‘’ossa’’ che vengono viste come la prima personificazione fisica di una persona. Il Mana, dopo la Morte risiedeva in esse e per questo venivano guardate, osservate e conservate con cura oltre che venerate, difese e rispettate.
Le ossa ovviamente venivano seppellite ma questo interrare le ossa era un rituale a tutti gli effetti perché era come se le ossa, seppellendole, venissero coltivate come delle piante infatti si credeva che il cibo, proveniente dalla terra, venisse fertilizzato con l’energia delle ossa dei propri cari che, attraverso la masticazione e la deglutizione passava nel corpo e in tutto l’organismo. Questo significa che, avendo assorbito l’energia sacra dal cibo ormai ‘’magnetizzato’’ attraverso le energie delle ossa, il corpo era protetto dai propri cari dall’interno. Inoltre con la decomposizione delle ossa, la terra diventava il sostentamento per tutte le famiglie e veniva ‘’imbevuta’’ dall’essenza dello Spirito. E’ un rapporto sacro questo tra i nativi e le ossa dei propri cari poiché così morti e vivi si proteggono a vicenda e secondo me è una cosa bellissima e profonda. Penso che questo concetto della venerazione delle ossa ormai sia andata del tuo persa nella nostra società moderna in cui se si sente il termine ‘’ossa’’ questo viene subito associato a qualcosa di macabro e spaventoso. Tuttavia, essendo fieramente siciliana, non posso non pensare rispondendo a questa tua domanda, al Giorno dei Morti dove si va al cimitero per pregare i propri cari ormai defunti e si gustano dolci come quelli de La Frutta Martorana, i biscotti dei morti e tante altre prelibatezze, festività molto simile a quella del El Dia de los Muertes latino/messicano! I cugini di mia mamma quando venivano in Sicilia, essendo nati e vissuti in un’altra regione completamente diversa e non avendo questa tradizione nella loro cultura regionale, si spaventavano a morte perché vedevano questo giorno come le nostre nonne, purtroppo annebbiate dal bigottismo e anche qui dall’ignoranza, vedono Halloween in chiave terribilmente negativa! Per questo mi sento molto fortunata di essere nata in una regione dove ai Morti si dia così tanta importanza perché anche il solo pensiero verso i propri cari
che ci hanno lasciato, è come pensare a tutta la propria parte di Antenati di quel determinato Defunto anche se a livello inconscio.

Ti faccio ancora una domanda che riguarda un altro di quei temi che si ignorano costantemente, ossia il ciclo mestruale, oggi mi sembra sempre che le donne siano costrette a fingere di essere in forma smagliante per essere al passo con il lavoro, la casa, la famiglia e tutto il resto perdendo di vista le sensazioni del proprio corpo insegnando alle proprie figlie a fare altrettanto; come vivi il tuo essere donna in un mondo che ancora oggi pretende che siamo maschi?
Potrei scrivere un libro sulle mie avventure (o meglio…dis-avventure) da questo punto di vista! Non tanto per il fatto di essere donna e di come io vivo il ciclo mestruale ma come – approfitto del termine che tu per prima hai utilizzato – i maschi, gli uomini lo vivano. Ragazzi maschi e ometti, se mi leggete…non siete esonerati! Sembra un paradosso ma se ci si riflette attentamente non è poi proprio così perché, indirettamente… magari per comprare gli assorbenti al supermercato in piena confusione tra pacchetti tutti di colore viola facendoli sembrare tutti uguali ai loro occhi, magari per la gioia (spesso automatica senza una goccia di consapevolezza interiore oltre che scientifica) del primo menarca della propria figlia, magari per l’arrivo e i controlli medici consequenziali riguardo la menopausa della propria compagna, vuoi o non vuoi…in ogni caso, il ciclo mestruale, in maniera indiretta viene vissuto anche dagli uomini.
Ho sentito frasi maschiliste incredibili in questi ultimi anni dettemi proprio da uomini.
“Ma che hai? Ah, ho capito, hai le tue cose!”
“Ma che fai? A tavola parli di questi argomenti mentre stiamo mangiando?” oppure “Ma cosa fai? Parli del tipo di assorbenti che usi sul tuo diario di Facebook?’’ (argomento che trattava di assorbenti lavabili per sensibilizzare sulla possibilità di inquinare di meno il Pianeta e di utilizzare materiali ecologici sulla pelle e non sintetici che spesso provocano danni più o meno gravi all’organismo delle donne). La cosa terribile è che queste frasi mi sono state rivolte con un’intonazione particolare, quasi come se fossi stata una donna ‘’di facili costumi’’ perché, purtroppo, il Ciclo Mestruale ancora per molti è un argomento tabù e lo noto anche tra le donne. Paradossale, si.
Ho visto una volta un video di una youtuber molto famosa che ha dedicato un suo intero video a dei trucchetti per i propri giorni di sangue, per rendere la vita più facile diciamo. Apre il video dicendo che le mestruazioni non devono essere considerate ancora come un tabù. Dopo pochi minuti, però, consiglia che se non si vuole dire che si hanno le mestruazioni in pubblico, per il troppo imbarazzo, suggerisce di affermare che sia arrivata la propria zia dalla Russia per non farsi capire da coloro che ascoltano  (i maschietti in primis). Ora dico io…questa è coerenza?
La frase della zia della Russia me la raccontò pure mia nonna, nata negli anni ’30.
Dico io…ma stiamo scherzando? Fare un video che parte bene con le migliori intenzioni e poi cade nel cliché più banale?
Noi donne dovremmo invece istruire in primis noi stesse e successivamente anche questi uomini così aridi su questo tema. Gli uomini che si interessano e che conoscono sono veramente pochi e la maggior parte di questi o è così ricco di informazioni e di rispetto per la Donna perché segue un vero e proprio
Percorso Spirituale o…non è italiano e soprattutto non è ‘’siculo talebano’’ come dico io!
Tornando a me, io sono stata operata di endometriosi tre anni fa.
Poco prima di scoprire questa mia patologia lessi il libro famosissimo di Miranda Gray, ‘’Luna Rossa’’. Pur essendo incredibilmente legata alla Magia (ero all’inizio del mio Percorso quindi in quei mesi se vedevo pure una semplice foglia che cadeva da un albero in pieno autunno inoltrato per me era Magia ahaha) trovai quel libro come una grossa matassa di cose stupide e senza senso.
Colpa di tutto questo, i miei dolori mestruali non normali ma provocati dalla mia patologia.
Quando si intraprende un Percorso Spirituale una delle prime cose che non si deve mai abbandonare è la propria Umiltà e la capacità di fare un passo indietro. A distanza di mesi, sotto cura, mi resi conto che quel libro diceva cose vere e che ero io che, accecata dai miei dolori purtroppo anormali, non riuscivo a capirle!
Nonostante questa piccola mia ‘’deviazione concettuale’’ ho sempre desiderato avere le mestruazioni,
non ricordo se per un motivo ben preciso ma è sempre stato così. Ricordo le mie compagnette delle medie che mi prendevano per pazza quando dicevo questo!
Adesso, come strega e come donna consapevole, amo il mio ciclo mestruale. Amo la sua ciclicità ed è sbagliato vedere il ciclo solo come quella parte del mese concentrata durante la ‘’settimana di sangue’’ perché il ciclo comprende (patologie personali di salute a parte) 28 giorni di ciclo, come quello lunare, in cui possiamo vedere non solo il nostro sangue, non solo i nostri cambiamenti a livello fisico ma anche a livello emotivo e per questo dobbiamo accettarli e amarli e farli amare a coloro che ci stanno intorno invece di accusarci semplicemente per i nostri sbalzi d’umore.
Amo avere i dolori mestruali che adesso sono dolori normali e non patologici. Amo bere una tazza di latte caldo con una spolverata di cannella il primo o secondo giorno del ciclo prima di andare a dormire. Amo usufruire dell’aiuto della mia Pietra di Luna per avere quasi un ‘’abbraccio’’ da Madre Terra, l’elemento dal quale proviene.
Amo dare il mio sangue, soprattutto quei grumi che a volte si formano, alla terra delle mie piante. E’ un gesto che mi fa percepire l’essenza delle mie Antenate ancestrali, di quelle donne che si allontanavano dalla comunità per meditare (Non in tutte le culture; alle Hawaii ad esempio venivano allontanate dagli uomini perché considerate impure) sui processi fisiologici che accadevano in loro in quei giorni così sacri, giorni che oggi vengono visti come una semplice seccatura dalle donne stesse. Paradossalmente.
L’ironizzare, il ridicolizzare, il ridacchiare fanno perdere il senso di Sacralità nel Sangue Mestruale, nel Ciclo di cui esso fa parte e nella stessa fertilità della donna perché è di questo che si tratta!
Una donna durante la sua settimana di sangue dovrebbe stare nel suo ambiente ma non perché ‘’viviamo in una società maschilista che ci vuole sempre attive’’ ma per meditare sulla sacralità del suo essere Donna!
E’ passata una proposta di legge alla Camera l’anno scorso per avere tre giorni di malattia dal lavoro durante il ciclo. Io sono assolutamente d’accordo! Il sangue mestruale purifica, libera l’organismo dalle tossine vecchie che non ci servono più e lo pulisce. Una donna col ciclo dovrebbe avere infatti del tempo a disposizione per se stessa, per stare nella sua ‘’bolla della pace e tranquillità’’ e se vuole, per meditare sulla sacralità di questa funzione assolutamente naturale e biologica invece che vedere il ciclo come un ostacolo, come qualcosa di inutile e di stressante.
Io sono una strega, io sono una donna fiera di esserlo e di poter giovare della presenza di questo sangue così sacro e divino all’interno di me!

 

Annunci

L’idromele della festa

Di solito preparo l’idromele in questo periodo dell’anno per poi lasciarlo riposare fino al prossimo Yule, quando lo travaso in bottiglie più piccole da offrire in dono ad amici e parenti. La ricetta originale prevede una lavorazione lunghissima, che richiede anche un paio di anni fra fermentazione e maturazione nelle botti; questa è una versione davvero super facile e veloce (si fa per dire) che ho trovato su un libro di ricette che mi ha regalato una mia carissima amica per un mio compleanno.

Vi servirà prima di tutto un contenitore di vetro piuttosto grande, di quelli con la chiusura ermetica, una o più bottiglie di alcol buongusto (si trova facilmente nei supermercati). Nel contenitore versate il contenuto della bottiglia insieme ad una stecca di cannella intera, la buccia non trattata di un limone (uno e mezzo se vi piace il sapore) e qualche chiodo di garofano (non più di tre). Chiudete ermeticamente e lasciate riposare per circa 15/20 giorni.

N.b. Se avete la fortuna di avere delle piante di limone potete preparare questa ricetta sfruttando appieno il calore del sole, in questo caso preparate il vostro idromele a Lughnasad e non a Mabon.

Passati i vostri giorni di macerazione, togliete dall’alcol i residui delle erbe e delle spezie e preparate uno sciroppo mettendo in una capace pentola circa 2/3 litri di acqua con 500/750 gr. di miele e lasciate evaporare fino a ridurre il composto della metà. L’indicazione delle dosi in questo caso è più o meno relativa in quanto aumentando o diminuendo le dosi di acqua per lo sciroppo si ottiene una bevanda più o meno alcolica e variano le dosi del miele, ovviamente più o meno dolce. Io nel corso degli anni ho sperimentato diversi tipi di miele da quello di acacia a quello di castagne (che è il mio preferito e che per mia fortuna produce un signore giusto dietro casa di mia mamma). Ho provato anche con il miele di zagara e con quello di lavanda, non mi hanno fatta impazzire ma sono buoni.

Una volta preparato il vostro sciroppo, lasciatelo intiepidire completamente e poi aggiungetelo nel vostro vaso di vetro, filtrandolo e lasciandolo riposare fino al completo raffreddamento del liquido. Per finire travasate il tutto in una o due bottiglie di vetro scuro, tappate bene e mettete a riposare per almeno qualche mese al buio. Dopodiché lo potete travasare in bottiglie più piccole per consumarlo o per regalarlo.

Un anno mi sono completamente dimenticata di una delle bottiglie che quindi ha riposato al buio nella sua bella bottiglia scusa per circa 18 mesi, fino a quando mia nonna non lo ha trovato in cantina dietro ad una latta d’olio… era diventato ancora più buono di quello che preparo di solito; dolce e denso… sembrava quasi rosolio, un vero spettacolo. Da allora cerco sempre di farne in abbondanza in modo da poterlo lasciar riposare 15/18 mesi, credetemi l’attesa vale davvero la pena.Idromele-con-cannella

Il pane di Mabon

C’è qualcosa di più familiare e confortevole di una dorata e fragrante forma di pane appena sfornato? L’unica cosa che mi viene in mente a tal proposito è quando il pane in questione è stato preparato dalle nostre splendide manine! Oh, lo so; oggi siamo sempre tutti di corsa e trovare il tempo per fare il pane in casa, oltre a sembrare una pratica dei tempi antichi, ci fa pensare a dove trovare il tempo? Quando lo scorso anno io e la mia sorella strega abbiamo iniziato a fare il pane a casa abbiamo cominciato con la macchina del pane, perché? Perché il pane in realtà non lo mangiamo spesso, ma chissà per quale ragione il desiderio della sua crosticina croccante ti assale puntualmente quando tutti i negozi sono irrimediabilmente CHIUSI! Così abbiamo iniziato dalla macchina, sbizzarrendoci fra ricette e tentativi, fino al giorno in cui la mia sorella strega ha annunciato “Oggi il pane lo impasto io!” Dunque: libro, ricetta, ciotola, farina, acqua, lievito, zucchero, sale, olio, limone (che c’entra il limone dico io???) Pesa, misura, setaccia, scalda, impasta e poi aspetta… aspetta… aspetta! MA QUANTO CI METTE A LIEVITARE????? Dopo i primi tentativi più o meno approssimativi è diventata una vera esperta, talmente brava che il pane lo compriamo solo quando davvero non troviamo quei 10 minuti (giuro, li ho cronometrati) per preparare l’impasto. Da allora sono passati un bel po’ di mesi in cui gli esperimenti si sono susseguiti: pane alle castagne, al latte, al curry, con i semi di girasole, la farina integrale … uno più buono dell’altro.

Quindi vi poteva parere che per la festa del raccolto ci potesse venire in mente di comprarlo? Ovviamente no. Di seguito vi indico le dosi dell’impasto base, ma se trovate un buon libro di ricette potete davvero scatenare la fantasia soprattutto se avete la fortuna di avere nelle vicinanze un mulino o un negozio che vende farine un po’ più particolari di quella di frumento. In caso contrario andate via serene che in qualunque supermercato un filo rifornito troverete una varietà di farine da farvi girare la testa. Ah sì, se volete preparare il pane per le feste sacre ricordatevi di purificare i vari ingredienti e di consacrare le vostre dorate pagnotte.

Per preparare un pane base mescolate in una ciotola capiente:

350 gr. di farina di frumento 00 setacciata, 2 cucchiaini di lievito madre disidratato, 1 cucchiaino di sale e uno di zucchero. Mescolate con cura gli ingredienti a secco quindi aggiungete 210 ml. di acqua tiepida a cui avete aggiunto 1 cucchiaino di succo di limone. Mescolate il tutto insieme ad un cucchiaio da minestra di olio d’oliva. Impastate con cura per una decina di minuti, lasciate lievitare per circa un paio d’ore, rilavorate e mettete in uno stampo per il pane; lasciate lievitare ancora per una mezz’ora circa in uno stampo per pane quindi infornate per una ventina di minuti a 200°

pasta di pane