Ricominciamo da Venere, la Dea non il pianeta!

Nella mia lunga ed infinita rincorsa per rimettermi in pari con gli articoli del blog ho deciso di ricominciare da lei, l’icona direi pressoché indiscussa di tutti gli archetipi dedicati all’ amore, la Dea Venere, Afrodite per i Greci. Che dire di questa figura? Famosa per le sue conquiste, per la sua straordinaria bellezza per i suoi straordinari amori? Per anni ci ho direi più che litigato, mi è sempre sembrata la classica bellona interessata più a far cadere gli uomini ai suoi piedi, in una girandola di amori più o meno discutibili e scappatelle rocambolesche, perché sposare uno serio e se vogliamo anche un pochino pedante come Efesto per poi tradirlo con il possente Ares? Mah, non me lo spiego tuttora ad oggi. Mi vedo lontana anni luce, anzi eoni dalla sua figura, io che della bellona non ho proprio niente e che di solito non mi accorgo nemmeno se un uomo mi fa la corte, figurarsi se mi metto io nell’ idea di farli cascare ai miei piedini numero 36! Ho dovuto lavorare con lei, per farmi un idea del tipo di amore che rappresenta, scoprendo nel tempo un rigore, una dedizione e una costanza che non credevo fossero possibili per quella che ho sempre, erroneamente pensato fosse, la regina delle facilone interessate solo di sé stesse ed incurante dei sentimenti altrui. Questa ovviamente è la mia di esperienza con questo archetipo; una delle mie amiche streghe da anni ha questo archetipo come guardiano, come io ho Loki per intenderci,  mi ha sempre detto:” Dalle una possibilità, ti aiuterà a capire sfumature dell’amore che nemmeno pensavi potessero esistere!” Da lei ho imparato la pazienza! Sigh, mio tallone d’Achille da sempre; la tolleranza nei confronti di chi mi fa perdere la testa, nel senso del carattere talvolta anche peggiore del mio, se mai questa cosa può essere possibile! O meglio, lei mi ha fatto capire l’importanza di queste qualità in una relazione duratura, di coppia o amicale in fondo fa lo stesso, l’idea è che l’amore è amore punto e fine, poi che io riesca sempre a vivere questi concetti non è propriamente sempre vero, diciamo che è un continuo work in progress… la vera scoperta credo tutto sommato che sia stata quella di instaurare una vera e propria relazione d’amore appassionato ed incondizionato con me stessa, con tutti gli aspetti della mia muliebre personalità, non solo quelli carini (incredibile ma vero, ne abbiamo tutti) ma anche con quello più spigolosi. La lezione più importante che mi ha impartito è stato farmi capire che fino a quando una persona non si ama e non si accetta per quello che è nel bene e nel male non solo gli altri non lo faranno ma non saremo nemmeno disposti a concedere lo stesso privilegio a chi ci circonda continuando in eterno a pensare che la nostra vita sarebbe perfetta se solamente gli alti accettassero di cambiare per diventare una copia conforme delle nostre fantasie.Goddess-Venus-960x603

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Gli Dei dell’amore

Le divinità e gli archetipi preposti all’amore nella storia sono davvero innumerevoli; generalmente di sesso femminile ma talvolta anche maschile sono i protettori dell’amore in tutte le sue sfaccettature dal sentimento alla passione fisica.

  • Iniziando dalla nostra cultura, quella classica greco romana troviamo da una parte Venere, equivalente della greca Afrodite (di cui parleremo domani) e suo figlio Cupido, corrispondente del greco Eros o Amore. Se ci limitiamo al pantheon romano le corrispondenze (e anche le divinità) finiscono qui mentre in quello greco troviamo anche: (fra gli eroti) Anteros, dio dell’amore corrisposto; il già citato Eros dio dell’amore e del desiderio così come Hymeros e Pothos; Imeneo dio dei matrimoni; Hedylogos dio delle parole romantiche. (fra le divinità)Pan il dio silvano della fertilità e Peito, personificazione della seduzione e della persuasione.
  • Rimanendo sempre nel bacino mediterraneo ma spostandoci verso il pantheon egizio troviamo nell’ordine: Bes, dio della danza, del piacere e della musica; Hator e Bastet dee dell’amore, della danza, della musica e del piacere, della bellezza e della sessualità.
  • Spostandoci un pochino, ma restando sempre nel bacino mediterraneo troviamo nella tradizione etrusca: Albina (dea dell’aurora e degli innamorati infelici) e Turan (dea dell’amore e della vitalità).
  • Spostandoci in Mesopotamia troviamo la grande Ishtar (o Inanna) dea della fertilità, dell’amore fisico e della guerra e la dea Nanaya che impersona la sensualità e la voluttà.
  • Ci spostiamo a nord, nel bel mezzo della tradizione norrena (quella che seguo io); la capostipite degli archetipi preposti all’amore è nientemeno che Freyja dea dalle innumerevoli facce, il suo dominio va dall’amore alla guerra passando per le arti, la musica, lo sciamanesimo e la magia. Sempre nel pantheon nordico troviamo Frygg dea del matrimonio, delle donne sposate, dei doveri famigliari ma anche della divinazione; e per finire il dio Freyr dio della fertilità.
  • Come potete immaginare le tradizioni sono moltissime, praticamente ogni civiltà con un pantheon ha delle divinità dell’amore; nella tradizione induista gli archetipi sono: Kama, Rama e Parvati; nella tradizione cananea sono Astarte e Qadesh; mentre in quella cinese sono talmente tante che ho perso il conto praticamente alla terza riga …

Ognuno di loro ha un ruolo importante all’interno del suo pantheon e molto spesso le loro figure sono legate a storie e leggende avvincenti ed interessanti, avremo modo di conoscere più da vicino alcuni di essi (e i loro compagni o compagne) nei prossimi giorni.

Bel il luminoso

I fuochi di Beltane sono dedicati a Bel (chiamato in talmente tanti nomi che se ve li elenco tutti faccio notte) e infatti la traduzione del nome significa “I fuochi di Bel”.

E’ una delle figure archetipiche maschili che mi piacciono maggiormente, è strettamente legato al concetto di luce come colui che porta la luce dell’universo nel mondo. La sua diffusione si perde nella notte dei tempi e il suo culto viaggia per molti paesi nel corso dei secoli, vi sono tracce che lo danno per adorato dai Liguri, dai Celti e dagli Iberi, si sono trovate tracce del suo culto dalle regioni meridionali del bacino mediterraneo fino alle isole britanniche del nord estendendo di fatto la sua influenza su buona parte del mondo antico.

In una delle sue forme è considerato il Dio primordiale della luce nella cultura sumera e il suo culto si può assimilare a quello del persiano Mitra, del greco Apollo, del gallese Cernunnos, dell’irlandese Lugh o del britannico Herne (sì, proprio il cacciatore). Essendo il dio della luce la sua influenza arrivava praticamente ovunque ce ne fosse bisogno facendolo in tal modo diventare il guardiano dell’agricoltura e delle messi oltre che del bestiame e dell’allevamento; del tempo e di conseguenza delle temperature e delle condizioni atmosferiche;  ecco perché i fuochi purificatori di Beltane sono dedicati a lui, considerando l’importanza  che gli animali e i buoni raccolti avevano per le comunità non solo celtiche dei secoli passati.

La sua influenza però non era considerata da una mera accezione materiale, infatti la luce che portava con sé nel mondo era anche quella dello spirito e dell’intelletto, delle intuizioni che permettevano di fare nuove scoperte e di progredire nel campo delle invenzioni. Insomma si potrebbe dire che la sua energia arrivava a toccare molti aspetti importanti della vita umana.

La sua compagna, Belisama la splendente era la Dea del fuoco o meglio di tutte le attività legate al fuoco, come la cottura dei cibi, il lavoro e la forgiatura dei metalli sia per forgiare armi che per creare utensili o gioielli, tutte le attività di artigianato che vedevano un applicazione pratica dell’energia del fuoco venivano considerate sotto il dominio di questo archetipo a cui è consacrata anche la pianta del biancospino.