Abbattere i muri

Che nella vita faccio la floriterapeuta ogni tanto l’ho detto e che spesso mi ritrovo a confrontarmi con le mie stesse problematiche in sede di terapia non so quanto sia facile ammetterlo ma mi capita o quanto meno mi capita di entrare in relazione con persone che cozzano contro le stesse cose su cui vado a sbattere io è non dico una costante ma quantomeno frequente, questo serve uno a me per capire che non sono la sola ad avere un determinato problema ma cercare di aiutare qualcuno a superare una difficoltà aiuta anche me a venirne fuori perché spesso anche io imparo un sacco di cose dalle esperienze degli altri. In terapia serve la massima fiducia e la massima apertura nei confronti dell’altro e quando mi accorgo parlando con qualcuno di sentire una resistenza interna alle sue parole vuol dire che sono andata a sbattere contro un muro più o meno spesso. Quando si parla di aperture io non sono proprio la campionessa mondiale nel senso che non ho problemi ad accogliere gli altri ma mi riesce molto più difficile lasciare che gli altri mi vengano abbastanza vicino da conoscermi veramente. In psicologia questa difficoltà relazionale è chiamata paura dell’invasione che spesso e volentieri va a braccetto con l’altra terrificante paura che tutti sotto sotto abbiamo quella dell’abbandono. E se io ti permetto di conoscermi abbastanza da potermi ferire e poi tu mi abbandoni allora io soffrirò come un cane. Abbattere questi due muri è tutt’altro che semplice perché richiede di aprirsi all’altro e tirare fuori paure, desideri, bisogni e quant’altro, ma spesso la vita mette sulla nostra strada persone che in un modo o nell’altro riescono a farti fare questo passaggio iniziando loro per primi a mostrarti tutto quello che hanno di bello e di brutto fidandosi totalmente e rimanendo totalmente in balia delle tue risposte ma dandoti al contempo la possibilità di fare altrettanto. Può essere chiunque, un amico, un amante o una persona incontrata per “caso” sempre che si possa parlare di caso o di fortuna e io da brava strega non credo né all’uno né all’altra. Credo nella sincronicità degli eventi che possono far incontrare le persone più improbabili nei modi e nelle maniere più impensate creando le condizioni perfette per crescere insieme affrontando mano nella mano le cose più spaventose con la certezza assoluta che l’altro sia li per sostenerti e per sfidarti ad un atto di fede pura, credere che non ti lascerà cadere e che se cadrai è perché l’altro è caduto con te nel tentativo di proteggerti dal dolore maggiore prendendolo per sé. Quando succedono cose come queste, non mi chiedo cosa ho fatto per meritarmi una simile fortuna, ho imparato a godermi il viaggio un giorno alla volta, una scoperta alla volta imparando ad apprezzare che ogni volta che svelo un pezzo di me l’altro fa la stessa cosa, con semplicità, con fiducia, con rispetto per le mie difficoltà perché sa che sono uno specchio delle sue.

L’importanza di lasciare andare

Panta rei, tutto scorre…in questi tempi così metafisici, sentirsi dire lascia scorrere, lascia andare, lascia fluire (ma che sono un fiume?) sembra diventata una regola di vita! O impari o sei una nullità…per principio detesto tutto quello che sembra una frase da cioccolatino perugina o da biscotto della fortuna in stile zen; poi anche io da terapeuta mi rendo conto di avere usato la stessa identica frase, soprattutto a me stessa nei periodi in cui non riuscivo a sopportare il dolore di un rifiuto o la difficoltà di affrontare certe situazioni, allora mi mettevo li, più tranquilla che potevo cercando di far scivolare via il dolore attraverso il respiro e le lacrime…

Ho impiegato anni, anche solo per concepire il concetto di lasciare andare qualcosa, mi sembrava sempre un sinonimo di menefreghismo ed indifferenza, mi sono aggrappata a cose ormai morte con il rischio di affondare insieme a loro pur di non lasciarle andare per poi arrivare a rendermi conto che morire annegata come un topo per qualcosa che sfuggiva testardamente al mio controllo era solamente deleterio per me e poco costruttivo anche per gli altri ,così ho mollato la presa e accolto il vuoto. La sensazione lascia senza fiato, ti senti perso, senza confini, senza appigli, senza appoggi per poi accorgerti all’improvviso che senza zavorre puoi anche volare. Il punto è come fai a lasciare andare qualcosa o qualcuno a cui tieni? Anche se ti fa soffrir, anche se ti lascia continuamente in sospeso? Io, nonostante tutto, non credo di avere capito bene come ci sono riuscita, forse si arriva ad un punto di rottura in cui interviene lo spirito di conservazione e sopravvivenza e ti regala uno strappo improvviso, imparare consciamente a lasciare andare per me è davvero, ma davvero, molto difficile, non mi arrendo mai, sono testarda come un mulo e arrendevole come una parete di granito, per me lasciare andare è sinonimo di arrendersi alle fatalità della vita e rimanere in balia degli eventi esterni, o quantomeno questo è quello che ho sempre pensato fino a capire che tutto sommato io sono responsabile solo ed esclusivamente delle mie reazioni e non posso in alcun modo gestire e controllare quelle degli altri, capire questa cosa mi ha sollevata di colpo e anche se ogni tanto mi scontro ancora con certe situazioni (perché io mi dico, le persone non possono semplicemente fare quello che gli si dice? Mistero!!!) smettere di agitarmi come un anatra impazzita in tre dita di acqua quanto meno mi ha permesso di imparare a nuotare.