Di ritorno, si spera…

Sono secoli che per una ragione o per l’altra sto lontana dal blog, le ragioni (e talvolta le scuse) sono talmente tante da risultare fin faticose da mettere su carta. Due traslochi in pochi mesi già da soli potrebbero giustificare la mia prolungata assenza anche se la cruda verità è una crisi scribacchina come non credo di averne mai avute in tutta la mia vita. Scrivere per me è sempre stato facile come respirare, ma nell’ultimo anno sembra che sia diventata la cosa più difficile del mondo, come decidere di fare una scalata in montagna senza corda e senza rampini.

Qualche mese fa ho partecipato ad un seminario di coaching dedicato al mondo del lavoro e avendo avuto la possibilità di usufruire di un pacchetto di sedute con un coach personale mi sono detta “perché no?” e mi sono lanciata in questa nuova avvntura, così per una volta sono saltata dalla parte opposta della scirvania e ho momentaneamente smesso di essere la terapeuta per essere come si dice la “paziente”. Quando si è abituati ad occuparsi sempre di qualcun’altro noi spesso finiamo in fondo alla lista delle cose importanti e all’inizio credo di avere preso questo percorso con un filino di superficialità o di presunzione che dir si voglia. Credevo che fosse facilissimo e che mi sarei divertita, invece mi sono ritrovata a dover scavare dentro di me in un modo che non facevo, o che evitavo accuratamente di fare da un sacco di tempo. Uno dei primi esercizi che la mia coach mi ha proposto di fare è stato quello di tenere una sorta di diario personale da scrivere come prima cosa la mattina, dopo il caffé, che altrimenti non so scrivere neppure il mio nome. Credevo che mi prendesse in giro e che fosse un emertita cavolta (non mi sono espressa con questa grazia, lo devo riconoscere!) e per qualche settimana ho fatto allegramente finta di niente. Quando lo ha scoperto mi ha rilanciato la proposta di scrivere per almeno un ora tutti i giorni; nella mia testa mi sono detta che cosa vuoi che sia? Ebbene la prima volta che ci ho provato dopo 2 minuti di orologio non avevo un fico secco da scrivere per cui mi sono dovuta spremere per riuscire a tirare fuori qualche cosa nei successivi 58. Non so esattamente cosa si sia sbloccato all’improvviso, so solo che ho iniziato a buttare, direi quasi a vomitare, le parole sulla carta e non riuscivo più a fermarmi; questo direi che è stato un inizio promettente visto che da quel giorno quanto meno riesco a scrivre un pochino tutti i giorni.

Inutile dire che la voglia di riprendere in mano il blog è sempre li, dietro l’angolo, accompagnata però dalla paura di rimanere inceppata un ennesima volta dietro cose alle quali non sono più certa di essere interessata, tant’ è che per il momento sono qui e spero di restarci ancora per un po’.

Baci Ilex

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Lezioni difficili

Sono da sempre una strega in itinere, ma in questi giorni mi sono dovuta confrontare con due sensazioni che in fondo mi appartengono da sempre come bestia da combattere:  orgoglio e superbia che sono forse  le trappole  peggiori che possano capitare a chi come me affronta un viaggio di ricerca interiore, la presunzione di essere arrivati da qualche parte e per questa ragione pensare di essere in qualche modo migliori degli altri arrivando a permettersi di guardali dall’alto in basso come se noi avessimo capito tutti i misteri dell’universo e gli altri fossero solo dei poverini…ecco ieri mi sono sentita esattamente in questo modo, una specie di scarafaggio inutile ed indegno persino di calpestare il terreno.

Questo di base è il motivo per cui evito come la peste certi ambienti pieni di saputi,per non finire preda della mia stessa debolezza e la ragione principale per la quale ho scelto il motto della mia pagina; per ricordarmi ogni giorno in cui cammino sulla terra che io non sono migliore di nessuno, che faccio il mio pezzettino, che sbaglio, che inciampo, che sbatto il culo per terra e litigo costantemente con il demonietto pestifero che cerca di farmi sentire meglio di chi come me ci prova, ogni giorno.  Che prova a rialzarsi dopo avere fatto una cretinata madornale e preferirebbe scappare e nascondersi in una tana di topo piuttosto che dire “Ho sbagliato, ti ho ferito e ho paura che tu non mi possa perdonare!”  A chi come me tenta di essere una persona migliore, non perfetta, ma che almeno quando va a dormire non ha bisogno di distruggere gli altri per sentirsi un Dio sceso in terra. Per ricordare a me stessa che la strada dei nascosti è ogni giorno difficile e che non regala sconti, a nessuno; e che se ti sembra di avere vinto un passaggio per il paradiso dove ogni difficoltà è cancellata in realtà ti sei appena aggiudicato un giretto nel tuo inferno personale. Ogni tanto mi sono sentita anche io così e nel momento in cui me ne sono resa conto sono stata malissimo perché anche io ho avuto la stessa reazione istintiva, correre a rintanarmi, fare finta di niente e desiderare con tutta me stessa di poter cancellare il danno con un colpo di spugna, tanta era la vergogna che provavo per me stessa.

Sto capendo un sacco di cose in questo periodo, cose che magari con la testa avevo perfettamente inteso, ma che apprendi veramente solo quando vengono a bussare alla porta del cuore per metterti alla prova e no, non sto parlando di un uomo. Le relazioni umane e le reazioni sono le stesse sia che si parli del compagno della tua vita che di una sorella, di un fratello o di chiunque siamo in grado di amare veramente o che almeno proviamo ad amare sul serio accettando la cosa più difficile, almeno per me, il fatto che siamo tutti umani e per tanto perfetti nella nostra fallibilità.

Scherzi cosmici…

Non ho ancora capito quale scherzo cosmico ci sia in atto, ma spesso, molto spesso mentre io affronto i miei draghi interiori che se pensate che io sia arrivata in cima alla montagna e poi sia finita li non avete ancora capito bene che nel processo di apprendimento della magia non si finisce MAI di imparare qualcosa, mi ritrovo ad affrontare le stesse tematiche che sperimento fra me e me anche nelle sedute di terapia con i miei pazienti, come se l’universo mi dicesse.” Gusto per rinforzarti il concetto cocca!” E sono bravissima a dare i conigli giusti, agli altri, che da me invece riesco a fare delle scemenze cosmiche. Dovrei imparare a registrarmi mentre sciorino consigli intelligenti, agli altri e poi riascoltarmeli per capire dove invece mi inceppo io negli ingranaggi. Dato che spesso faccio consulenza anche via mail poi quando vado a rileggere le conversazioni mi stupisco delle mie perle di saggezza, ma è sempre così quando una cosa non ti tocca da vicino hai sempre la strada bella delineata davanti mentre quando una cosa ti è troppo vicina non riesci ad avere la giusta prospettiva. Se vi domandate che centra tutto questo con la magia ve lo spiego in due parole. Una strega non è una tizia, o un tizio che dimena per aria una bacchetta e per miracolo fa scomparire i mostri e apparire tulipani rosa ma impara a farli scomparire ed apparire nella sua vita con il lavoro personale per cercare di essere innanzitutto una brava persona, il suo meglio, e poi lanciare un incantesimo ogni tanto giusto perché in realtà è molto divertente farli. Quello magico è sempre stato e sempre sarà un lavoro di crescita interiore, per portare è vero quanta più luce possibile a sé stessi e al mondo ma anche per fare pace con le proprie ombre e imparare ad integrarle in maniera adeguata, che come ci ricorda la legge del taoismo in ogni nostro pregio si nasconde un difetto e viceversa in ogni nostro difetto si nasconde un pregio, in una costante ricerca di equilibrio, per quanto precario che ve lo ricordo la perfezione non solo non esiste ma essendo perfetta in sé stessa non porta mai a nulla di nuovo, quando avete bisogno di cambiare qualcosa vi sere il caos. Il caos è la vera forza motrice della magia dato che se fossimo perfettamente soddisfatti di tutto quello che abbiamo non avremmo il minimo stimolo a fare altro e finiremmo per perdere tutto il nostro fuoco interiore.