Gli Dei dell’amore

Le divinità e gli archetipi preposti all’amore nella storia sono davvero innumerevoli; generalmente di sesso femminile ma talvolta anche maschile sono i protettori dell’amore in tutte le sue sfaccettature dal sentimento alla passione fisica.

  • Iniziando dalla nostra cultura, quella classica greco romana troviamo da una parte Venere, equivalente della greca Afrodite (di cui parleremo domani) e suo figlio Cupido, corrispondente del greco Eros o Amore. Se ci limitiamo al pantheon romano le corrispondenze (e anche le divinità) finiscono qui mentre in quello greco troviamo anche: (fra gli eroti) Anteros, dio dell’amore corrisposto; il già citato Eros dio dell’amore e del desiderio così come Hymeros e Pothos; Imeneo dio dei matrimoni; Hedylogos dio delle parole romantiche. (fra le divinità)Pan il dio silvano della fertilità e Peito, personificazione della seduzione e della persuasione.
  • Rimanendo sempre nel bacino mediterraneo ma spostandoci verso il pantheon egizio troviamo nell’ordine: Bes, dio della danza, del piacere e della musica; Hator e Bastet dee dell’amore, della danza, della musica e del piacere, della bellezza e della sessualità.
  • Spostandoci un pochino, ma restando sempre nel bacino mediterraneo troviamo nella tradizione etrusca: Albina (dea dell’aurora e degli innamorati infelici) e Turan (dea dell’amore e della vitalità).
  • Spostandoci in Mesopotamia troviamo la grande Ishtar (o Inanna) dea della fertilità, dell’amore fisico e della guerra e la dea Nanaya che impersona la sensualità e la voluttà.
  • Ci spostiamo a nord, nel bel mezzo della tradizione norrena (quella che seguo io); la capostipite degli archetipi preposti all’amore è nientemeno che Freyja dea dalle innumerevoli facce, il suo dominio va dall’amore alla guerra passando per le arti, la musica, lo sciamanesimo e la magia. Sempre nel pantheon nordico troviamo Frygg dea del matrimonio, delle donne sposate, dei doveri famigliari ma anche della divinazione; e per finire il dio Freyr dio della fertilità.
  • Come potete immaginare le tradizioni sono moltissime, praticamente ogni civiltà con un pantheon ha delle divinità dell’amore; nella tradizione induista gli archetipi sono: Kama, Rama e Parvati; nella tradizione cananea sono Astarte e Qadesh; mentre in quella cinese sono talmente tante che ho perso il conto praticamente alla terza riga …

Ognuno di loro ha un ruolo importante all’interno del suo pantheon e molto spesso le loro figure sono legate a storie e leggende avvincenti ed interessanti, avremo modo di conoscere più da vicino alcuni di essi (e i loro compagni o compagne) nei prossimi giorni.

Bel il luminoso

I fuochi di Beltane sono dedicati a Bel (chiamato in talmente tanti nomi che se ve li elenco tutti faccio notte) e infatti la traduzione del nome significa “I fuochi di Bel”.

E’ una delle figure archetipiche maschili che mi piacciono maggiormente, è strettamente legato al concetto di luce come colui che porta la luce dell’universo nel mondo. La sua diffusione si perde nella notte dei tempi e il suo culto viaggia per molti paesi nel corso dei secoli, vi sono tracce che lo danno per adorato dai Liguri, dai Celti e dagli Iberi, si sono trovate tracce del suo culto dalle regioni meridionali del bacino mediterraneo fino alle isole britanniche del nord estendendo di fatto la sua influenza su buona parte del mondo antico.

In una delle sue forme è considerato il Dio primordiale della luce nella cultura sumera e il suo culto si può assimilare a quello del persiano Mitra, del greco Apollo, del gallese Cernunnos, dell’irlandese Lugh o del britannico Herne (sì, proprio il cacciatore). Essendo il dio della luce la sua influenza arrivava praticamente ovunque ce ne fosse bisogno facendolo in tal modo diventare il guardiano dell’agricoltura e delle messi oltre che del bestiame e dell’allevamento; del tempo e di conseguenza delle temperature e delle condizioni atmosferiche;  ecco perché i fuochi purificatori di Beltane sono dedicati a lui, considerando l’importanza  che gli animali e i buoni raccolti avevano per le comunità non solo celtiche dei secoli passati.

La sua influenza però non era considerata da una mera accezione materiale, infatti la luce che portava con sé nel mondo era anche quella dello spirito e dell’intelletto, delle intuizioni che permettevano di fare nuove scoperte e di progredire nel campo delle invenzioni. Insomma si potrebbe dire che la sua energia arrivava a toccare molti aspetti importanti della vita umana.

La sua compagna, Belisama la splendente era la Dea del fuoco o meglio di tutte le attività legate al fuoco, come la cottura dei cibi, il lavoro e la forgiatura dei metalli sia per forgiare armi che per creare utensili o gioielli, tutte le attività di artigianato che vedevano un applicazione pratica dell’energia del fuoco venivano considerate sotto il dominio di questo archetipo a cui è consacrata anche la pianta del biancospino.

 

I fuochi di Beltane

I fuochi di Beltane sono quelli che da secoli danno il benvenuto alla stagione estiva prendendo congedo dalla metà “oscura” dell’anno (che rivedremo a Samhain); per le popolazioni celtiche le stagioni erano solamente due, estate ed inverno ed accendendo i fuochi celebravano l’arrivo della bella stagione da una parte e cercavano di scacciare l’oscurità dall’altra. Non dimentichiamo che senza le comodità moderne sopravvivere al rigido inverno delle Highlands non era proprio una passeggiata e avere una testimonianza tangibile dello scampato pericolo era visto come un buon augurio per l’anno a venire. Non dimentichiamo che Beltane è fondamentalmente una festa dedicata alla fertilità per cui molto spesso sulla collina più alta del villaggio venivano accesi due grandi fuochi, uno di fronte all’altro e tutti gli animali del villaggio vi venivano fatti passare in mezzo. C’è chi pensa ad una sorta di rituale propiziatorio visto che gli animali procuravano carne, latte e pelli era importante che rimanessero in buona salute essendo fondamentali per la sopravvivenza del clan; un’altra teoria è che sebbene le conoscenze mediche dell’epoca non fossero certo paragonabili a quelle moderne l’idea del fuoco purificatore poteva essere di aiuto per eliminare eventuali parassiti sugli animali grazie al calore.

Il fuoco di questa festa rappresenta la passione, la passione che genera la vita ed in ogni villaggio venivano accesi grandi fuochi per celebrare e festeggiare. In Scozia, sempre nelle Highlands centrali questi fuochi venivano accesi tramite il cosiddetto “Fuoco delle necessità” (o fuoco della miseria); a tale scopo veniva utilizzata una tavola di legno di quercia forata in cui veniva inserito un palo (sempre di quercia) che veniva fatto ruotare velocemente con l’ausilio di una corda in modo da accendere il fuoco. Le persone che avevano il compito di tirare la corda per accendere i fuochi sacri erano per tradizione fissati con la regola del tre e dei suoi multipli oppure del nove, determinando in questo modo il numero di persone necessarie allo scopo.

In Galles invece si narra che nove uomini scelti del villaggio, dopo avere rimosso dalla propria persona ogni genere di metallo si recassero nei boschi circondanti le loro case per raccogliere nove legni con cui accendere le fiamme. I nove legni, sacri ai druidi erano: sorbo selvatico, quercia, salice, nocciolo, betulla, biancospino, melo, pino e vite oppure rovo. Ma dato che non abbiamo proprio delle documentazioni precisissime sui legni ci sono sostenitori di altre tesi che annoverano al posto delle ultime tre varietà di pianta: sambuco, tasso e vischio oppure ginepro. Io ho consultato diversi libri che parlano dei legni sacri e a giro li ho trovati più o meno tutti quanti. Una bella tradizione da fare però per la prima accensione del camino di casa (per chi lo ha ovviamente) a settembre di utilizzare rami dei nove legni proprio in ricordo dei legni sacri dei druidi usati per accendere i fuochi di beltane.