Le donne nella società celtica

Leggendo la storia di prima, quella su Grainne e Diarmuid mi sono resa conto che le donne nella società celtica erano molto considerate e godevano di diritti che molto spesso non sono concessi nemmeno ai nostri giorni se non da poco tempo. Forse perché la storia celtica non è molto studiata a meno che non si sia degli appassionati la connotazione di “Barbari” espressa dai Romani non ha proprio la stessa accezione che comunemente le daremmo. Le donne celtiche avevano una serie di garanzie, libertà e diritti civili che per l’epoca erano paragonabili sono a quelli delle donne egizie e che greche e romane si potevano solamente sognare. Avevano diritto di successione esattamente come i maschi quindi se ereditavano everi e proprietà dai genitori in quanto primogenite queste rimanevano in loro possesso anche quando si sposavano e come abbiamo visto una delle clausole del matrimonio di terzo grado, in cui la sposa era sensibilmente più ricca del marito, questi aveva il dovere di prendersi degnamente cura del patrimonio, delle terre e del bestiame della moglie; altrimenti lei avrebbe potuto chiedere il divorzio e trovare un degno sostituto.

Potevano accedere a qualunque professione o ruolo pubblico,  che fosse nella politica, nelle arti piuttosto che nell’amministrazione del loro clan. Potevano diventare avvocati, notai, guerriere, comandare un armata, diventare sacerdotesse e fare le predicatrici. Se un uomo le offendeva per il loro aspetto, mancava loro di rispetto in qualsivoglia modo potevano fare ricorso alla giustizia e ricevere un risarcimento. Nessun uomo aveva il diritto di usare violenza su una donna sia fisica che verbale, anche raccontare frottole sul suo conto era punibile per legge. Certamente una bella differenza per le sue consorelle mediterranee che potevano usciere di casa solo scortate da qualche rappresentante maschile della famiglia, fosse il padre, il marito o il fratello e non potevano mettere becco negli affari del marito in nessuna maniera. Questo non vuol dire che le donne romane o greche non avessero alcun potere o non abbiano in un modo o nell’altro dato grande contributo alla storia, ma nessuna legge garantiva il loro diritto di parola o di possesso, non potevano decidere dell’educazione dei loro figli, cosa che invece le donne celtiche potevano fare.

Avevano il diritto alla parità di stipendio per un lavoro uguale a quello di un uomo; avevano diritto ad una retribuzione per i lavori domestici; in caso di separazione o divorzio la legge era predisposta in modo da dividere in maniera equa gli averi di entrambi i coniugi in modo da non fare torto a nessuno dei due. Una cosa che ho trovato divertente era la possibilità di essere multati (anche pesantemente) se uno dei coniugi derideva pesantemente l’altro per un difetto fisico o una sovrabbondanza di peso. (non dimentichiamo che i celti erano guerrieri e per loro la forma fisica era un vero e proprio obbligo, pena una multa con i fiocchi).

Le cose iniziarono a cambiare verso il V° secolo D.C. quando nella verde terra d’Irlanda arrivò San Patrizio, infatti l’isola verde non è mai stata conquistata dai romani prima della caduta dell’impero. Solo nei secoli successivi le cose hanno iniziato a cambiare e gradatamente anche le donne celtiche hanno perso il loro stato d’indipendenza mantenuto per millenni.

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