Decreti della Wicca, n°12

“Non accettiamo il concetto di “male assoluto” e non adoriamo nessuna entità simile a quella che la tradizione cristiana chiama “Satana” o “Diavolo”. Non cerchiamo il potere basato sulla sofferenza altrui e non accettiamo l’idea che il beneficio personale si fondi sul toglierlo a qualcun altro”.

Che il decreto reciti questa meraviglia di buonismo zuccheroso non lasci credere a nessuno che le streghe non possono essere delle pessime persone come chiunque altro sul pianeta, anche noi possiamo avere la nostra bella dose di stronzaggine intrinseca ma questo non ci rende pessime streghe o chissà cosa, ci rende solo quello che in fondo siamo tutti quanti, esseri umani con pregi e difetti. Non credere in entità maligne che ci tentano da mane a sera per commettere atti nefandi ai danni altrui non significa che siamo delle povere illuse che vivono nel mondo delle fate insieme agli unicorni fantasticando sulla bontà del prossimo; siamo perfettamente consapevoli che ogni essere umano in quanto tale possiede in sé stesso luci ed ombre in quantità tali da poter essere una benedizione o una maledizione per chi gli capita a tiro e anche che questa condizione non ci consente di poter incolpare il primo diavolo di passaggio di averci fatti capitolare… questo di norma vuole anche dire che se ci comportiamo come delle merde con il prossimo non abbiamo il sollievo della confessione e dell’assoluzione altrui perché ce la dobbiamo sbrigare da sole: senso di colpa, eventuale pentimento e compagnia bella, ovvero il pacchetto completo.

Essendo la nostra una religione di base individuale e basata sulla responsabilità del proprio benessere e delle proprie eventuali disgrazie è vero che almeno in via del tutto ipotetica, tendiamo a non farci forti sminuendo gli altri; ma proprio perché la nostra è una religione individuale e ciascuno fa per sé, non esiste nessuna fonte di controllo che non sia l’universo stesso, e lo specchio al quale ci specchiamo mattina e sera e che ci rimanda la nostra immagine interiore nuda e cruda esattamente come dovrebbe essere. Essere una strega non è semplice, facile sì perché non ha niente di complicato da capire, ma alquanto difficile da mettere in pratica ogni giorno della nostra vita, in quanto solo noi possiamo decidere che persone vogliamo essere, quale esempio di vita desideriamo portare nel mondo. Non sono i gesti eclatanti, le grandi donazioni decantate dal pulpito, ma i sorrisi sinceri e gli atti di generosità fatti per il semplice desiderio di farli, spesso in silenzio e senza troppi clamori. Essere una buona o una cattiva strega non credo dipenda dal numero di attesati che abbiamo appesi alle pareti ma a quello che pensiamo di noi stessi  e alla misura in cui siamo disposti a concedere lo stesso trattamento al prossimo, indipendentemente dal fatto che sia una strega oppure un povero diavolo capitato per caso.

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