Dedicazione

Come dicevo nell’articolo di ieri in questi giorni festeggio la ricorrenza della mia dedicazione personale, fatto decisamente privato che però ho reso pubblico, quanto meno la notizia, dato che oggettivamente è una cerimonia che ognuno organizza per sé in totale autonomia. Quando ho iniziato ad avvicinarmi seriamente a questo percorso non avevo ben chiaro di cosa fosse realmente una strega, quello l’ho imparato nel corso degli anni e della pratica (non solo magica); oggi che mi ritrovo anche ad insegnare, sempre che il cammino interiore possa essere insegnato, spesso mi rendo conto che le motivazioni che hanno le persone nell’avvicinarsi a questo cammino sono davvero tante e differenti fra di loro, non ci sono di per sé motivazioni più giuste o meno sbagliate di altre, sono solo differenti e personali. Poi nel tempo spesso cambiano, si modificano ed evolvono…anche perché nel corso degli anni, mi sono resa conto che le motivazioni passatemi il termine “sbagliate” non sono sufficientemente forti per rimanere sulla strada scelta; di conseguenza si cambia strada e si cerca una risposta migliore e più consona alla propria personalità. La stregoneria è di base una strada individuale, più con delle linee guida che con delle vere e proprie regole, ma non tutti sono abbastanza maturi o sicuri di riuscire a seguirla.

A differenza della consacrazione fatta all’interno di una congrega che quindi mette a disposizione l’intera congrega chi prende la dedicazione solitaria lo fa spesso dopo un lungo cammino, non sono tutti matti come me che l’ho presa praticamente subito ma anche per questa scelta ci sono delle ragioni assolutamente personali…prendere la decisione di consacrare sé stessi allo spirito non è proprio una di quelle cose da prendere alla leggera o da fare come se poi non avesse influenza sulla nostra vita; quanto meno è stato così per me, ho visto persone che presa la dedicazione per impulso poi si sono comunque ritrovate fuori dalla strada che pensavano di avere scelto e che evidentemente in realtà non faceva per loro. Essere una strega non ha niente a che fare con la magia, il nostro carattere più oserei dire folkloristico, ma con quello che si è e quello che si vuole diventare, il lavoro è tutto li e per farlo non serve una bacchetta magica.

Praticamente è un rituale come gli atri, bagno di purificazione, altare con conseguente purificazione e consacrazione del medesimo, spazio sacro, cerchio magico, chiamate varie e pronuncia per proprio giuramento personale, comunione e via da capo che si ringrazia e si congeda tutto quello che si era chiamato in origine. Detta così è roba di neanche mezz’ora, ma l’energia che ricordo di quella cerimonia mi accompagna ancora dopo tanti anni, mai avuto dubbi o ripensamenti sulla mia scelta, ma non penso che la nostra sia necessariamente la strada migliore o più corretta, ci sono tanti modi di essere una “strega” e non tutti hanno a che fare con la magia.

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