Tradizioni Italiane della festa di Ognisanti

Qualche settimana fa prendendo spunto da un’altra pagina ho chiesto ai miei lettori e lettrici di mandarmi notizie delle tradizioni locali tipiche delle loro zone per la festa di ogni santi, ormai è luogo comune pensare che abbiamo scopiazzato la tradizione di festeggiare Halloween dagli Americani, ma molti dimenticano che l’America ha preso la tradizione dalla cara vecchia Gran Bretagna, dove si festeggia da secoli! Anche in Italia abbiamo tradizioni locali che si tramandano da secoli, dalla esposizione di lanterne intagliate da zucche e rape a quella di apparecchiare la tavola per i defunti della famiglia, molte di queste usanze sono vecchie di secoli esattamente come in gran parte d’Europa … loro hanno accolto la proposta e mi hanno mandato un sacco di materiale, di giorno in giorno ne ho postati diversi nella mia pagina ma oggi ve li raccolgo in un unico articolo in modo che anche chi li avesse persi abbia la possibilità di leggerli, inizio con quelli di Anna  Maria che me ne ha trovati davvero un sacco e alla quale va il mio sincero ringraziamento che va, ovviamente,  anche a tutte le altre e che saranno pubblicate mercoledì, un abbraccio a tutte Ilex.

ANNA MARIA AIRAUDO

Arzachena (Sassari)
Ballerebbero i fantasmi all’interno del cerchio di pietra di Arzachena: una sorta di grande cromlech realizzato in epoca pre-nuragica.
In particolare nella notte tra il primo e il 2 novembre, le anime dei trapassati si ritroverebbero in quel cerchio per festeggiare il giorno consacrato al loro culto. In passato gli abitanti lasciavano cibo e vino per il grande banchetto dei morti che si svolgerebbe all’interno del cerchio di pietra fino alle prime luci dell’alba del 2 novembre, quando i fantasmi si dissolverebbero senza lasciare traccia.

(tratto da: “Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende, alle curiosità e ai luoghi dell’Italia dei Fantasmi” di Massimo Centini)

Era la notte di Ognissanti e intorno al castello di Hampshire l’aria profumava di magia.
Il bosco non ancora addormentato, era immerso in una quiete spettrale, sprofondato in un silenzio spesso e denso come una cortina di nebbia.
Il vento si era placato già da un pezzo e le tenebre si erano distese tranquillamente, diffondendo ovunque la loro buia oscurità.
La luna e le stelle erano apparse in cielo con aria titubante ed avevano acceso solo poche fiammelle, i cui tremoli bagliori poco o nulla potevano contro il velo nero della notte.
Tutto era fermo, immobile….
Poi d’improvviso……

( tratto da :S.Buzzi/M.Giuliani – Fiabe sugli gnomi)

Coggiola (Biella)
Le vallate circostanti sono indicate come un luogo tabù nella notte tra il primo e il 2 novembre, perché in quel momento le anime dei defunti si recherebbero in processione proprio lungo quelle pendici.
Ognuna di loro sarebbe provvista di un lume e il punto di arrivo del loro viaggio sarebbe il Monte Rosa.
Chiusi nelle loro calde case, i vivi arrostiscono le caldarroste e pregano per le anime dei defunti.

(tratto da: “Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità del Piemonte” di Massimo Centini)

Roaschia (Cuneo)
Non lontano da questo antico paese, in un vallone laterale si trovano le grotte del Bandito: si tratta di cavità naturali in cui sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici, Tra gli altri, i resti di orsi delle caverne perfettamente conservati.
Il nome di questa località deriverebbe dalla tradizione che pone in queste grotte il rifugio di un gruppo di briganti che nel passato terrorizzarono la zona: le loro imprese sono rimaste profondamente impigliate nella tradizione leggendaria locale, perdendo ogni possibile legame con la storia.
C’è chi racconta che nella notte tra il primo e il 2 novembre sia possibile sentire delle strane urla provenienti dalle grotte del Bandito:

(tratto da: “Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità del Piemonte” di Massimo Centini)

Il 31 ottobre viene ricordata la celebrazione di Halloween, la singolare notte delle streghe, ricchissima di rituali per lo più segreti.
Lontani ricordi d’un tempo passato che si collegano alla cultura celtica, infatti, questo giorno era anche la fine dell’anno per il calendario dei Celti e veniva celebrato accendendo grandi fuochi propiziatori.
E’ Samhain, la vigilia del 1° novembre.
Nelle Valli di Susa, sono ormai quasi del tutto scomparse quelle usanze superstiti d’antichi riti, rimane tuttavia in talune contrade la credenza che in quella fatidica notte i morti ritornino sulla terra e i viventi ossequiosi si alzano di buon ora per lasciare libero il letto alle fluidiche presenze che stanche del lungo viaggio desiderano riposarsi.
E’ buona consuetudine preparare un lume acceso e posarlo al centro del tavolo, con un secchio d’acqua e un po’ di pane accompagnato dalle fave, cibo rituale per la magica credenza, sicuramente un atto propiziatorio per le future fortune dei valligiani!

(tratto da: “Magia e leggenda in Valle di Susa” di Antonio Zampedri)

Il convito dei morti
Il Giorno dei Morti, bisogna lasciare la tavola imbandita, con abbondanza di noci, castagne, pane e vino; e presso il focolare, non deve mancare una provvista di legna né un secchio d’acqua pulita, perché i defunti possano rifocillarsi, dissetarsi, lavarsi e stare al caldo come si conviene quando tornano a visitare le loro abitazioni, magari in compagnia di altri spiriti.
Occorre anche aver cura di non spazzare il pavimento la mattina successiva, per non cacciare inavvertitamente qualche anima ritardataria.
Perciò in Val d’Ossola, dopo i vespri, le famiglie al completo vanno al cimitero, abbandonando discretamente le case, per far sì che i trapassati vi si sentano maggiormente a loro agio.
Quando poi la processione è finita, i rintocchi delle campane annunciano ai cari estinti il rientro dei fedeli, in modo che possano ritirarsi, con pari discrezione, prima del loro arrivo.
Sedendo a banchetto con gli amici, tra un boccone e l’altro, i fantasmi parlano tra loro, predicendo l’avvenire della gente di casa.
Ma guai a chi si azzarda ad origliare, per penetrare il segreto del futuro!

(tratto da: “Saghe e leggende delle Alpi di Tersilla Gatto Chanu)

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