Corazza, drago e cavaliere

O se preferite, torre, drago e donzella; giratela pure come meglio credete ma in questa storia c’è qualcuno da salvare,qualcosa che tiene confinati e qualcuno che fa la guardia. Direi di iniziare dalla nostra bella corazza luccicante; da quello che ho capito degli esseri umani vengono al mondo nudi, semplici e senza difese; poi chissà come, con il passare del tempo, si costruiscono intorno una corazza o una bella torre, comoda per carità, nessuno può entrare e rischiare di fare danni! Peccato che nel progetto originario qualcuno abbia dimenticato la porta, così se nessuno può entrare, nessuno può nemmeno uscire e con il passare del tempo, anche solo l’idea di fare un buco nella parete per andare a correre nei prati diventa sempre più spaventosa e quello che una volta era un innocuo topolino adesso è diventato un Ungaro Spinato che sferruzza comodo comodo sul divano del nostro fortino. Che nella torre sia nascosta una fanciulla o un giovane principe, l’unica alternativa per permettere al drago di tornare mustelide è decidere di abbattere la parete permettendo al nostro cavaliere interiore di prendere il suo spazio nel mondo.

Ma come si arriva a costruire una corazza tale nel corso di così pochi anni? Le corazze che ognuno di noi si porta addosso nascono dalle delusioni che le nostre aspettative immancabilmente ci portano, dai dettami della società in cui viviamo, che ci spiega come dobbiamo vestire, mangiare, pensare e sentire, creando un mostro a guardia delle nostre stesse sensazioni, emozioni e desideri, perché se non ci adattiamo veniamo emarginati, col rischio di finire prigionieri della torre di qualcun’altro che non siamo noi e nemmeno ci piace. Essere costretti a vivere una vita in cui sono gli altri a decidere tempi, modi e spazi può essere sfiancante e costringerci a vivere costantemente sotto tensione, questa tensione stringe la corazza intorno a noi provocando una sgradevole sensazione di ansia o di soffocamento; certo, molti di questi processi restano perlopiù inconsci ma il nostro fisico li avverte, la tensione al collo, il dolore alla cervicale, il mal di schiena, la fatica a dormire, la cattiva digestione, possono essere segnali che una continua ricerca della perfezione per dimostrare a qualcuno di essere all’altezza delle sue aspettative con il risultato che noi siamo legati ad un palo senza catena convinti di non poter muovere un passo per non essere divorati dal drago; il drago in principio era un topo, la catena è solo nella nostra mente, e gli unici a tenere in mano le chiavi del fortino siamo noi. All’inizio uscire di casa senza corazza può fare paura ma più ci rendiamo conto che allentando la presa siamo più sereni e leggeri, ci liberiamo del bisogno di approvazione degli altri, siamo più autenticamente noi stessi, più ci piacciamo meglio stiamo in mezzo agli altri nel mondo, come se fosse il nostro salotto, non ha importanza se la corazza ce la siamo costruiti da soli o se le nostre idee ci hanno portati a costruirla, l’unica cosa che conta è che come l’abbiamo costruita la possiamo smontare, un pezzetto alla volta mano a mano che il cavaliere prende coraggio e diventa un eroe.

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