C’è strega e strega

Ogni tanto mi capita di sentirmi chiedere che tipo di strega sono…ehm! Normale? Ovviamente questa domanda non me la pone mai chi è poco avvezzo alle tradizioni della Wicca, se dico a qualcuno che sono una strega al massimo risponde “bello!” No, normalmente questa domanda te la fanno gli addetti ai lavori, come se tutte le strade improvvisamente smettessero di portare a Roma e qualcuna portasse al Polo Nord; potranno anche esserci delle differenze tra una corrente e l’altra, disposizioni differenti dell’altare, divinità di riferimento diverse, animali totemici e schemi rituali, ma io ho sempre pensato che l’essenza di una strega dipenda dal percorso interno di crescita che ha fatto e che sia sempre la stessa indipendentemente dal modo in cui lo ha fatto.

Ma, e questo ma è davvero rilevante, l’unica vera differenza che io abbia mai riscontrato è tra chi pratica la magia cerimoniale e chi pratica la magia naturale. Nella magia cerimoniale  le pratiche e i rituali sono strutturati in maniera molto coreografica, utilizzando spesso formule stabilite e innescatori fisici, i vari passaggi sono codificati in modo molto definito e consolidato nel tempo; la vita magica è separata da quella mondana, si utilizzano abiti speciali solo per le cerimonie e nessun oggetto sacro viene utilizzato nella vita quotidiana; tutt’altra faccenda è trovarsi a che fare con chi pratica la magia popolare o naturale; non dico che siano approssimativi perché non è vero! La struttura dei rituali è la stessa ma al suo interno c’è grande spazio per la creatività personale (questo vuol dire che ad ogni Sabbat, ad esempio, a me tocca di scrivermi l’intero rituale con tanto di aperture, chiamate e congedi, anche se ormai ne ho una bella collezione). La vita magica e quella pratica spesso sono un tutt’uno, perché tutto viene vissuto come una conseguenza diretta della crescita interiore, persino il guardaroba e gli accessori sono in comune.

Io appartengo alla seconda specie, credo fermamente che tutto quello che riguarda la mia vita, mica tanto perché è la mia, sia una conseguenza dei miei cambiamenti personali, trovo normale utilizzare per le cerimonie i miei vestiti preferiti, e utilizzare il bolline per affettare le zucchine da fare trifolate! Non posso dire quale percorso sia più facile dell’altro e sicuramente nessuno dei due è meglio o peggio, credo sia solo una questione di scelta personale; per capire quale strada percorrere bisogna fare dei tentativi, ma se l’idea di cuocere la polenta nel calderone vi alletta o vi fa accapponare la pelle direi che vi siete risposti da soli. Buon camino a tutti!

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